Senza te
Soffro di angioedema. È una forte reazione allergica che si palesa come manifestazione cutanea variabile.
Causa: l’istamina, nel mio caso, che è presente in quasi tutti gli alimenti edibili agli umani. Praticamente, se dovessi fare una lista, riuscirei prima a elencare ciò che posso mangiare: riso, pasta in bianco, verdure al vapore. In ospedale e in ospizio mangiano meglio.
Sintomi: nello specifico, a me si gonfiano le labbra. Ecco sì… la mia bocca si fa carnosa ed invidiabile a qualsiasi cougar che aspiri ad un intervento estetico labiale. Ha un decorso di circa 3 settimane per lo sgonfiamento, giusto il tempo di illudere qualcuno o di essere fraintesa al lavoro. Aggiungo anche che è comunque piuttosto doloroso, in quanto la bocca, non essendo nella sua naturale dimensione, altera tutto il derma delle labbra, che una volta tornato normale fa l’effetto di pneumatico sgonfio e solcato.
Cura: mangiare secondo l’elenco di cui sopra ed essere provvisti di antistaminici e cortisone; poi, con il tempo, passata la fase acuta della reazione e dopo qualche mese, iniziare a introdurre anche altri alimenti e tanta speranza.
Quindi questo lo scenario con cui me stessa convive periodicamente. Questo il contesto nel quale me stessa ha dovuto modificare le proprie abitudini alimentari.
La diagnosi era chiara ed altrettanto l’elenco scaricato da internet di ciò che dovevo evitare, tipo cioccolato, latticini, caffè, fragole, molluschi, crostacei, carne di maiale, poi banane, caffè, noci e anche il caffè, uova ma veramente il caffè? poi alcolici, vino birra… per davvero il caffè!?
Così abituata a indugiate colazioni con tazze coccolanti di caffè latte, al profumo dell’aroma che si sprigiona dalla caffettiera al mattino in tutta casa – velocemente diffuso in 45 mq, avezza al rituale della tavola con servizio all’americana, zucchero e biscotti, seduta davanti alla finestra a guardare il mio giardino… Così tutto d’un tratto… Niente più caffè, latte e latticini… Anche senza tè? Come possibile? No, il tè sì… Solo tè… Ecco io sono senza tè, ho sempre e solo comprato del caffè o tisane… perché il tè non mi ha mai convinto come buongiorno del mattino, non fa casa che si risveglia, sta lì non invade nessuno con il suo aroma, è troppo british; insomma per me il caffè latte è la mamma, il tè è la domestica con la crestina.
So che mi abituerò presto perché al pensiero di bere il tè a colazione ho abbinato il piacere di fette biscottate, burro e marmellata. Un velo di burro sarà la mia eccezione e il mio conforto: ciò che dà piacere non può provocare dolore, penso.
Dissertare sul mio angioedema è la premessa necessaria per comprendere il vero tema: la mia vita sentimentale. Ho una relazione a distanza, non perché tenga distante il soggetto, ma in quanto residenti in due regioni, province e città diverse e una ottantina di km ci separano, oltre che le reciproche vite lavorative autonome. Per una serie di reciproci impegni sarà quasi un mese che non riusciamo a vederci e questo fine settimana verrà da me. È una relazione adulta, consapevole e matura tra persone adulte, consapevoli e mature, per cui finalmente staremo insieme e ci sarà quell’amore bello, senza preoccupazioni, libero e disinibito, l’amore di due single alla fine, perché ho il dubbio che in un matrimonio di 30 anni sarebbe lo stesso (è la fortuna di pochi). Al pensiero si accentuano i segni del cuscino, rughe che ormai per l’età, quando mi alzo al mattino, rimangono impresse in viso come le scie chimiche su un cielo terso.
Sono felice e siamo a mercoledì. Domani ho un pranzo di lavoro e non posso mancare, ma praticamente la settimana è conclusa, scivolata via.
Giovedì. Perfetto, sono puntuale all’appuntamento: è una mini convention con il mega Direttore, discorso e buffet. Raggiungo il luogo, bella osteria storica, in una cittadina di una zona lagunare con annesso porticciolo. Saluti, sorrisi, inizio discorso, slide, slogan, applausi, fine discorso e finalmente buffet. Corsa a slalom verso la zona rinfresco, dove scopro tavole imbandite riccamente di circonvoluzioni gastronomiche, esclusivamente a base di pesce, con ornamenti di verdure di foggia e cotture diverse. No, il pesce no, però penso “niente angioedema da mesi, per cui posso provare a mangiare qualcosa, qualcosina, una cosa piccola”. Agguanto una costruzione con l’astice ripieno di molluschi ripieni di tonno ripieni di capperi e l’ingoio tutto d’un fiato.
Saranno stati i capperi? Non credo, ma dopo circa mezz’ora il prurito al contorno bocca è indicativo e sintomatico. Dopo un’ora sono Valeria Marini al Bagaglino. So che il cortisone farà la sua parte ma ormai è irreversibile.
“Ciao amore, sì scusa se ti chiamo… ho un problema… Non sto bene. Sì, ecco, sai ho il solito problema… sai poi quando non sto bene preferisco stare da sola… sì, ecco, ci vediamo la prossima settimana che dici?”.
Settimana dopo. “Ciao, a che ora sei da me? Ah bene per pranzo. Senti io non sono ancora ristabilita, ho le labbra effetto pneumatico e mi è venuto anche il ciclo”. Il Silenzio corre sul filo.
Settimana dopo dopo. “Amore penso di venire io da te… Sì mi ricordo, hai lascato qui gli occhiali per leggere, sì arrivo nel pomeriggio. Cosa c’è? Ma se hai una potente cervicale e l’herpes da stress lavorativo, vuoi che venga la settimana prossima?”. Il Silenzio corre sul filo.
Settimana dopo dopo. “Ciao. Sì cosa volevi dirmi?”. Non siamo compatibili. Mi lascia. Rimango a sorseggiare il mio tè appoggiando con cautela le labbra sgonfie e doloranti sulla tazza bollente.
Io con il tè e senza di te.