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Senza uscita

Ultimo piano

Ultimo piano – Le foglie dell’albero – L’età del tramonto

 

Mi chiamo Greta, ho 89 anni e non riesco ad addormentarmi.

L’artrite non mi dà pace. Lancia scariche di dolore dalle mie braccia fino alla mia testa. Lampi di luce nera che accendono insonnia e malumore, mentre le ore di riposo rimpiccioliscono e il luna park che celebra i ricordi della mia esistenza prende vita e si anima anche questa notte.

Nacqui una mattina fredda e grigia di gennaio. Devo il mio nome particolare a una locandina in bianco e nero del cinema di paese. Mio padre ci passò sotto correndo verso l’ospedale. Fu rapito dallo sguardo magnetico e superbo di una Greta Garbo in “IL BACIO”. Raccontava a tutti quella storia, ne andava fiero. Quel giorno divenni la sua piccola stella di Hollywood.

Tempo dopo se lo portò via una raffica di un fucile tedesco. Era un partigiano, tra i più testardi. Morì in un granaio, per aver nascosto lì dieci nostre capre. Di quel pomeriggio sento ancora il boato delle pallottole, gli animali terrorizzati e le mani di mia madre a coprirmi le orecchie tentando invano di proteggermi dall’urlo della guerra. 

Il resto della giovinezza fu un continuo tentativo di riempire quel vuoto che mio padre ci aveva lasciato. Capii in ritardo quel gesto. Il suo difendere quegli animali nascondeva altri significati. Era il suo rifiuto di essere calpestato. Era il rivendicare la sua libertà. Era amore per la famiglia, per la sua patria. Era il suo ultimo no, prima di morire. 

Quel suo testamento forgiò in me carattere e valori. Ma lasciò anche enormi aspettative nel genere umano. Ogni uomo che conoscevo era inferiore, distante dall’idea di virtù e pilastro che papà mi aveva dimostrato di avere.

Mi sposai solo molti anni dopo, tardi per quei tempi. Fu solo la semplicità di Fausto che mi permise di rinascere, di iniziare un nuovo capitolo della mia vita.

Quanto mi manca il mio Fausto. Quattro decadi di matrimonio insieme, prima di dirgli addio dopo una lunga e caparbia malattia. Dio o il destino non ci ha voluto genitori ma solo lui riuscì a sostituire il dolore di quella mancanza, fatale per una donna, con una vita piena di attenzioni, carezze e risate.

L’amore è un sentimento complicato. A volte è aria, leggero e indispensabile. A volte è come una gabbia, soffocante e opprimente. Fausto aveva reso tutto semplice e in discesa. Potevo sentirmi libera e legata a lui senza perdere di vista me stessa. Qualcuno disse che non basta amare per conquistare il cuore di una persona, devi anche arrivare in tempo. E lui aveva aperto quella serratura con puntualità e precisione. 

Mi girai con attenzione sul fianco, l’orologio passeggiava lentamente oltre la mezzanotte.

Questo virus non mi poteva spaventare. Ogni cosa che avevo amato nella mia vita era già volata in cielo. Avevo superato così tanti lutti, guerre che ero pronta a qualsiasi verdetto ora. Ma una terribile solitudine mi aveva colpito. Era il non poter salutare le poche amiche rimaste, era il dover dipendere da un volontario della Croce Rossa per la spesa, era la precarietà del domani che mi destabilizzava. Era il silenzio che ogni giorno mi avvolgeva un pezzetto. 

Cosa mi tratteneva ancora qua?

Pensai a quel flacone di pillole nel cassetto che aveva fatto addormentare per sempre il mio Fausto. Mi sfiorava l’idea ogni sera. Ma sarebbe stato tradire il regalo di vita che mio padre ci aveva fatto tanti anni fa. Era tradire le promesse che mio marito mi aveva strappato prima di andarsene. Era arrendersi senza lottare.

Non faceva parte di me. Le mie ultime energie si sarebbero aggrappate a questo mondo con le unghie anche questa volta. 

Una lacrima mi scese dall’angolo dell’occhio fino alle labbra. Danzò per un attimo su quell’ormai arida superficie e sparì dentro la bocca. Portò con sé il sapore amaro e salato dei ricordi, un mare che mi voleva ancora proteggere dal suo stesso abisso.

Mi addormentati finalmente cullata da quelle onde. 

Nella memoria di chi ti ha voluto bene, è il posto più sicuro al mondo. Non credi? 

 

EPILOGO

 

Sabato mattina. Ore 8.07.

Dopo cinque giorni di tempo instabile, il sole tornò a vivere nel cielo e inondò di luce la facciata grigia di questo condominio. Sembrava disabitato dal silenzio in cui era avvolto ma improvvisamente un’anziana signora uscì timidamente sul balcone del secondo piano e offrì, a quei caldi raggi solari, il suo viso segnato dal tempo.

Un attimo dopo una bella ragazza bionda la imitò al primo piano stringendosi nella camicia stropicciata e soffiando dentro una tazza fumante di caffè. 

Si salutarono, ma nessuna di loro volle interrompere la bellezza di quel momento e il canto perfettamente intonato di due usignoli ispirati. 

Ci pensò una bambina, che urlando e ridendo a tutto volume corse, nei suoi stivaletti rossi, lungo tutto il giardino del piano terra. Si accorse poi delle due spettatrici sopra di lei, e coprendosi la bocca dalla vergogna, le salutò con la manina. Le due vicine ricambiarono sorridendo il gesto. Giulia, Antonia e Greta. 

Scattai una foto in quel preciso istante dalla finestra del mio salotto.

Abitavo nella palazzina di fronte. Lo feci con discrezione e silenzio. In quel momento ero un ladro. Di significati, emozioni, certezze e miracoli. 

Stampai quel fermo immagine su carta, in bianco e nero. Ci aggiunsi solo la data 2020.

Ora quella foto è appesa sul mio muro a ricordarmi tre cose. 

 

La forza è femmina. 

 

Il tempo non ha valore sui gesti e sulle parole del nostro cuore.

 

Non abbiamo bisogno di un’uscita se quello che costruiamo, intorno e dentro di noi, è la casa perfetta in cui vivere.

Nato a Cividale del Friuli nel 1980. Diplomato in elettrotecnica trovo impiego come antennista a Udine. Del mio lavoro adoro vedere le cose dall'alto e avere come ufficio il tetto e il cielo. Amo scrivere poesie d'amore e storie, per cercare di capirmi meglio. Avrei voluto studiare altro, laurearmi in filosofia e magari vincere Wimbledon. I miei compagni di scuola dicevano che ero un buon ascoltatore ma con il cognome lungo e impronunciabile. Sul comodino ho la biografia di Andre Agassi “Open”, una raccolta di poesie di Bukowski e “Aspro e dolce” di Mauro Corona. Domani vorrei veder pubblicato il mio libro e giocare un'oretta a tennis con Federer.