Ferite, luogo degli inizi
Raccontare la nascita di Bar Sport
Il taleaggio è una delle più diffuse e familiari tecniche di riproduzione vegetale: si recide un rametto da una pianta, lo si mette nel terreno, il rametto sviluppa nuove radici e nasce una nuova pianta.
Qualche settimana fa, durante una giornata di formazione dedicata agli interventi e ai progetti che generano benessere sociale, ho detto che BarSport è nato per talea.
È importante pensare a come si generano le cose, le opere, le relazioni, le associazioni culturali, le ricette, le camminate in montagna, le pulizie, i cellulari, i saperi, le violenze, i disagi mentali, le canzoni, i racconti, gli oggetti e i soggetti.
Conoscere una cosa è anche sapere come è nata, come si è generata.
Sono frequenti gli inviti a far conoscere il progetto Barsport nei percorsi formativi organizzati dal Dipartimento di Salute Mentale, se ne riconosce il valore sociale, è considerato una tra le più interessanti pratiche di inclusione e di integrazione emerse negli ultimi anni.
La figura della talea vuole esprimere la genesi di Barsport come provenire da altro, da altre pratiche e non dalle nostre teste; vuole dire che non siamo nati a tavolino, che le cose si generano da altre cose, che le pratiche nascono da altre pratiche, che non c’è un autore.
Altrimenti tanto vale riempirsi la bocca della parola “pratiche”: buone o cattive che siano le pratiche formano, provengono da, generano altre pratiche. Vengono spesso considerate come attività concrete in opposizione a teorie astratte ma non sono da intendersi così.
Pratica non è fare contro dire. Anche i discorsi sono pratiche, lo sono i pensieri.
Il progetto Barsport ha ormai una storia, una data di nascita, una visibilità pubblica, un curriculum di eventi che rimbalzano sulle pagine Facebook.
Tre anni fa la residenza psichiatrica Marangoni 105 si è messa in movimento incontrando sulla strada il circolo Arci MissKappa di via Bertaldia; da questo incontro è nato il progetto Barsport, che deve il suo nome al libro di Stefano Benni, un libro sui racconti da bar.
Oggi a distanza di due anni BarSport è un’associazione Arci che gestisce un bar itinerante, bar che unisce (e sostiene) un gruppo di persone attorno a passioni comuni, dove ciascuno porta un pezzo di sé: hip hop, calcetto, fotografia, ping pong, musica elettronica, cucina, tennis, viaggi.
La figura della talea ci ha quindi introdotto al tema dell’incontro tra una residenza psichiatrica e il circolo Arci MissKappa, l’incontro da cui è nata l’associazione ArciBarSport e questa figura ci ha suggerito un’ulteriore circostanza. Ci siamo ricordati un’espressione che dice: “le ferite sono il luogo degli incontri”. Questo era per dire che siamo nati da una ferita, un taglio.
Nelle piante, nel punto del taglio si concentra la linfa vitale e si può organizzare, non sempre, un’altra forma di vita, un nuovo getto.
Nelle nostre esistenze è accaduto qualcosa di analogo? Di che ferite parliamo? La passione che ci ha motivato proviene da una ferita?
È a partire da una ferita che abbiamo sentito di avere in comune, che abbiamo trovato le parole per costruire un nuovo tessuto?
Sappiamo che questa ferita ha a che fare con le nostre vite come ha a che fare con le vite delle persone che soffrono di un disagio mentale.
Pensiamo che un progetto di integrazione e di inclusione come Barsport dovesse riconoscere questa comune provenienza e, a partire da ciò, provare a costituire una nuova forma di vita, una nuova soggettività, una nuova organizzazione.
È stato come fare assieme un passo indietro per incontrarci davvero nel luogo di una ferita comune per poi imboccare una strada che ci sembra più vera, più autentica.
Foto e opera fotografica di Olena Komashenko